Lorenzo Angelini.
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Diario di viaggio · Estate 2026

Corea del Sud, tra mare e luci

L’aria di mare di Busan, una giornata lenta a Gyeongju e la voglia di camminare ancora, ogni sera, a Seul.

I grattacieli illuminati di Busan affacciati sul mare di notte
Busan by night. Il primo ricordo a cui torno.

Siamo arrivati in Corea del Sud con un volo da Osaka, atterrando a Busan. Il viaggio proseguiva, ma bastava uscire in città per sentire che era cominciata una parte nuova: l’aria di mare, le luci, la musica e le persone in giro.

Il primo impatto è stato bellissimo. C’era un’energia allegra che ci ha coinvolti subito, e sedersi a mangiare, condividere il cibo, è stato uno dei modi più semplici per sentirci dentro quell’atmosfera. Di questo viaggio mi sono rimasti i luoghi, certo, ma anche il piacere di starci.

BusanGyeongjuSeulDMZ
Le tappe del viaggio

01 / Busan

L’aria di mare e la città accesa

Busan ci ha accolti con quell’aria frizzante delle città di mare. Passeggiare la sera, tra le luci dei palazzi e il movimento delle strade, è stato il nostro primo modo di conoscerla. C’erano colori, musica, persone allegre: veniva naturale restare fuori ancora un po’.

La foto di Busan di notte è la mia preferita. Guardandola ritrovo proprio quel primo impatto: il mare scuro davanti, la città illuminata dietro e noi appena arrivati, con tutto ancora da scoprire.

Poi abbiamo cominciato a girare, passando dal villaggio colorato di Gamcheon alle strade del mercato. Le case ammassate sulla collina sembravano riempire ogni spazio di un colore diverso. Nel mercato abbiamo incontrato un altro volto di Busan, più quotidiano e meno moderno, fatto di bancarelle, cibo e persone.

Mangiare faceva parte di tutto questo. Condividere i piatti, assaggiare, stare a tavola: mi è rimasto il ricordo di un bel clima, di quelli in cui ti senti a tuo agio anche molto lontano da casa. E siamo arrivati anche alle Sky Capsule, le piccole cabine colorate che scorrono sulla rotaia lungo la costa. Un’altra immagine di Busan da portare con noi prima di ripartire.

Gamcheon, una collina piena di colori.
I colori di Gamcheon, anche nei piccoli angoli.
Busan, tra una scalinata e un albero in fiore.
Tra le bancarelle e la vita della città.

02 / Gyeongju

Una giornata in cui rallentare

A Gyeongju abbiamo passato una giornata tra l’immenso parco archeologico, il tempio e il villaggio. Dopo l’energia di Busan, qui il ritmo cambiava. C’era spazio per camminare con calma e guardarsi intorno, senza sentire il bisogno di passare subito alla cosa successiva.

Anche il tempio fa parte di questa calma: le file di lanterne colorate sopra il cortile, il verde del giardino e il piccolo ponte riflesso nell’acqua. Riguardando le foto ritrovo il piacere di fermarmi sui dettagli, senza fretta.

La tranquillità regnava sovrana. Mi sono rimasti in mente anche gli anziani che si ritrovavano, quei piccoli punti d’incontro che raccontano la vita di un posto quanto i suoi monumenti. Noi eravamo di passaggio; per loro era semplicemente un luogo in cui stare insieme.

È stata una pausa che ricordo volentieri. Una giornata intera lasciata a un passo diverso, prima di raggiungere la capitale.

Un punto d’incontro, all’ombra. La calma di Gyeongju.
Il cortile del tempio, sotto un cielo di lanterne.
Il verde, l’acqua e il tempo di fermarsi.
Il colore di una giornata dal ritmo più lento.

03 / Seul

Ancora due passi, prima di tornare

Seul è immensa e fantastica. Mi è sembrata ordinata, ma allo stesso tempo frizzante, piena di cose capaci di attirare l’attenzione. Passeggiare la sera era un piacere: si usciva per un giro e si finiva per voler vedere ancora una strada, ancora un negozio.

Di giorno ci siamo persi tra le case tradizionali, gli hanok, e il palazzo reale. Tetti, cortili e dettagli che chiedevano di fermarsi a guardare. Nelle foto mi piace ritrovare questi scorci dentro una città così grande, con la parte moderna che ricompare sullo sfondo.

Poi arrivavano i quartieri del K-pop, la ricerca di gadget e souvenir, le insegne e lo street food. Passavamo da un’atmosfera all’altra con la curiosità di vedere cosa ci fosse dietro l’angolo. Anche questo, per me, è stato il bello di Seul.

E prima di rientrare in hotel c’era una piccola missione: trovare il mochi. Era diventato il nostro rito di fine serata, una ragione in più per allungare la passeggiata. Sono dettagli così che, una volta a casa, fanno tornare in mente una giornata intera.

Il palazzo reale, tra cortili e dettagli da osservare.
Tra gli hanok, con la città sullo sfondo.
Seul sa farti alzare lo sguardo.
Le luci del 7-Eleven, durante una passeggiata serale.

04 / DMZ

Una parte del viaggio su cui fermarsi a pensare

Un giorno siamo andati alla DMZ. È stata una visita diversa dal resto del viaggio, che ci ha riportati alla complessità della situazione tra le due Coree. Dopo le giornate nelle città, trovarsi lì dava un altro peso a una storia che spesso si incontra solo da lontano.

Nei racconti della guida mi ha colpito il desiderio di riunificazione, la speranza di ritrovarsi. È uno degli aspetti che mi sono rimasti della visita: pensare alle persone, ai legami, a cosa significhi vivere una separazione così.

È stata proprio la guida a consigliarci una serie, Crash Landing on You. Al ritorno in Italia l’abbiamo vista e ci è piaciuta molto. Una storia di finzione, naturalmente, ma per noi anche un piccolo filo con il viaggio appena concluso e con quella giornata.

Quello che mi porto a casa

Se ripenso alla Corea del Sud, torno al mare di Busan e alle sue luci, alla calma di Gyeongju e alle serate di Seul. Mi tornano in mente i piatti condivisi, le persone, la ricerca di un ultimo dolce prima dell’hotel. E poi la visita alla DMZ, che ha lasciato domande e pensieri insieme ai ricordi più leggeri.

È un posto che merita di essere visto e vissuto. Per noi è cominciato con un volo da Osaka ed è continuato anche sul divano di casa, guardando la serie consigliata dalla guida. Ma se devo scegliere una sola immagine, rimane quella: Busan, il mare e la città accesa nella notte.