Diario di viaggio · Estate 2026
Giappone, tra luci e silenzi
Ci sono viaggi che cominciano molto prima di partire. E continuano anche quando sei tornato a casa.

Per me il Giappone comincia con una strana nostalgia: quella per cose che non hai ancora visto dal vivo, ma che senti di conoscere. I cartoni, i Pokémon, le strade e i piccoli dettagli che per anni hanno acceso la curiosità. Partire significa anche andare a cercarli, per scoprire che effetto fa averli finalmente davanti.
Poi arriva ciò che le immagini non riescono a raccontare del tutto. La cura per chi hai di fronte, quell’accoglienza che in Giappone si chiama omotenashi. L’attenzione con cui viene preparato il tè, servito il sushi, accompagnato un pasto. Ho avuto la sensazione che anche un gesto quotidiano potesse diventare un invito a fermarsi e vivere il momento.
Mi sono portato a casa un senso di sicurezza e il ricordo di una natura che convive con la modernità. Questo è il mio percorso, tra quello che mi è rimasto e le scelte pratiche con cui abbiamo organizzato il viaggio.
Le tappe del viaggio
01 / Tokyo
Tutto, a seconda del quartiere
Tokyo è enorme, fantastica e difficile da riassumere. Può essere caotica, ordinata e silenziosa: basta cambiare quartiere. È questo che mi ha colpito, la possibilità di trovare ogni cosa senza che la città abbia mai una sola faccia.
Shibuya e Shinjuku sono le insegne, il movimento, la densità. Asakusa e il verde del Meiji Jingu cambiano il ritmo. Organizzerei le giornate proprio così: scegliendo una zona e lasciandole il tempo di mostrarsi, invece di attraversare tutta Tokyo per inseguire una lista.
Avevamo fissato alcuni appuntamenti prima della partenza: la cena allo Shibuya Sushi Lab, il kintsugi ad Asakusa, Cossott’e per il wagyu e teamLab Planets. Il resto poteva muoversi intorno a quei punti fermi. Il cibo, in particolare, fa parte del viaggio quanto i luoghi: vale la pena dedicargli tempo.
02 / Kamakura ed Enoshima
Una parentesi sulla costa
Tra le immagini del viaggio ci sono un treno che passa davanti al mare e il Grande Buddha di Kamakura. Mi piace tenerle accanto a quelle di Tokyo: raccontano quanto possa cambiare il paesaggio all’interno dello stesso percorso.
Nell’itinerario avevamo lasciato una giornata a Kamakura ed Enoshima prima di spostarci verso Kanazawa. È una pausa da considerare se, dopo diversi giorni in città, vuoi dare spazio anche alla costa.
03 / Kanazawa
Il centro e i suoi giardini
Di Kanazawa mi sono rimasti il centro e la bellezza dei giardini. Dopo Tokyo, il ricordo cambia scala: il verde diventa protagonista e la città invita a guardare con più calma.
Il Kenrokuen era uno dei punti centrali del nostro itinerario, insieme al castello e ai quartieri storici. Avevamo una notte qui e la cena da Jinjin già prenotata. Con una sosta breve, scegliere in anticipo ciò a cui vuoi dedicare tempo aiuta a non trasformare la giornata in una corsa.
04 / Takayama
Lasciare spazio alla pace
Takayama, per me, è soprattutto l’onsen e il senso di pace. Una tappa a cui non chiedere continuamente qualcosa da vedere o da fare. Anche fermarsi può essere una parte importante del viaggio.
Avevamo prenotato due notti al Takayama Ouan. Lasciare due sere nello stesso posto dava spazio a quel ritmo più lento, prima di ripartire verso Kyoto. È una scelta che terrei presente nel costruire il percorso: alternare le città più intense a una sosta in cui riprendere fiato.
05 / Kyoto
Perdersi, soprattutto di notte
A Kyoto ho ritrovato l’immagine del Giappone storico: i templi, i riti, la spiritualità. Gion, il Padiglione d’Oro, Kiyomizu-dera, Arashiyama: nomi che prima appartenevano all’immaginazione e che durante il viaggio diventano luoghi concreti.
Ma il ricordo a cui torno più volentieri è girare di notte senza una meta precisa. Lasciarsi trascinare nei vicoli, cambiare strada, camminare ancora un po’. Kyoto ha avuto per me questa magia, anche fuori dalle visite programmate.
Qui avevamo prenotato una cerimonia del tè vicino a Kiyomizu-dera. Si lega bene a ciò che mi ha colpito del Giappone: l’attenzione al gesto, il tempo dedicato a una cosa sola. Il mio consiglio è dare spazio sia a queste esperienze sia alle passeggiate senza programma.
06 / Koyasan
Okunoin, quando scende la sera
Koyasan è una pausa tra il verde e il silenzio, con un’atmosfera diversa da quella delle città. Qui vale la pena rallentare e lasciare spazio al luogo.
Il consiglio che mi porto a casa è vedere Okunoin al tramonto: la luce che si abbassa e l’atmosfera del posto rendono la passeggiata particolarmente suggestiva, quasi mistica.
07 / Osaka e Nara
Luci, festa e un po’ di spensieratezza
Osaka mi è rimasta addosso per le luci, la festa, la musica e gli eccessi. Dopo Kyoto, un’altra energia: la voglia di stare fuori, lasciarsi coinvolgere e prendere il viaggio con spensieratezza.
Poi Nara, con i suoi cervi e i templi, aggiunge ancora un tono diverso. Nel nostro programma aveva una giornata partendo da Osaka. Mi piace che il percorso finisca così, passando ancora una volta dall’intensità della città a un’esperienza diversa, senza dover scegliere un solo volto del Giappone.
Prima di partire
Cosa avevamo prenotato in anticipo
Le scelte del nostro viaggio, da usare come punto di partenza. Per organizzare il tuo, verifica disponibilità e condizioni direttamente con strutture e operatori.
- Le esperienze a cui tenevamo
- Sushi Lab, Cossott’e e teamLab Planets a Tokyo; Jinjin a Kanazawa; la cerimonia del tè a Kyoto. Avevamo già fissato questi appuntamenti e costruito il resto delle giornate intorno a loro.
- Il kintsugi: tenere un’alternativa
- Il laboratorio era inizialmente previsto a Kyoto, ma non avevamo trovato posto. Lo abbiamo quindi prenotato ad Asakusa, a Tokyo. Se desideri un’esperienza specifica, cercala prima e considera più di una città.
- I trasferimenti tra le tappe
- Avevamo prenotato Tokyo–Kanazawa in Shinkansen, Kanazawa–Takayama in bus e Takayama–Kyoto via Nagoya in treno. Una volta fissata questa struttura, era più semplice decidere quanto tempo lasciare a ogni città.
- Gli alloggi che danno forma al viaggio
- Per la pausa con onsen avevamo scelto due notti al Takayama Ouan. Quando il soggiorno è parte dell’esperienza, lo sceglierei insieme alle tappe, non alla fine.
La voglia di tornare
Del Giappone mi resta il desiderio di ritrovare quelle piccole cose che mi affascinavano già prima di partire, e la sorpresa per tutto ciò che non avevo immaginato. L’accoglienza, il cibo, la natura e quei momenti in cui il ritmo cambia.
E poi quella voglia di tornarci, arrivata praticamente insieme al ritorno a casa.